L’industria dei profumi prospera grazie a ingredienti rari e naturali provenienti da comunità indigene, ma il divario in termini di ricchezza, riconoscimento e sostenibilità solleva importanti questioni etiche. I lavoratori che raccolgono materie prime fondamentali come gelsomino, ylang-ylang e vaniglia guadagnano spesso appena 6 € al giorno, a fronte degli straordinari profitti dei marchi di lusso. Oltre ai salari irrisori, queste comunità affrontano sfide quali l’appropriazione culturale, una raccolta non sostenibile e un controllo limitato sulle proprie risorse. Le pratiche di approvvigionamento etico — come gli accordi di commercio equo, le filiere trasparenti e i modelli di condivisione dei benefici — offrono soluzioni capaci di sostenere i lavoratori, proteggere gli ecosistemi e preservare il patrimonio culturale.
Punti chiave:
- I lavoratori percepiscono solo una minima frazione dei miliardi generati dall’industria dei profumi.
- Lo sfruttamento eccessivo delle risorse e le alternative sintetiche minacciano gli ecosistemi e le economie locali.
- Le iniziative di approvvigionamento etico incrementano i salari, responsabilizzano le comunità e garantiscono collaborazioni eque.
Le sfide affrontate dalle comunità indigene
Sfruttamento e disuguaglianza economica
La disparità economica all’interno della filiera della profumeria è netta e lascia ai lavoratori indigeni benefici minimi, a dispetto del loro ruolo essenziale. Nel 2022, il mercato globale dei profumi ha raggiunto la sbalorditiva cifra di 50,85 miliardi di euro, eppure coloro che raccolgono gli ingredienti cardine vedono solo una minuscola parte di tale ricchezza. Ad esempio, nelle Comore, i raccoglitori di ylang-ylang guadagnano circa 6,50 € al giorno, mentre i lavoratori delle distillerie percepiscono tra i 10,80 € e i 21,60 € al giorno. Nel frattempo, i coltivatori di spezie in Zimbabwe devono fare i conti con guadagni stagionali di appena 70 € – 170 € al mese.
Questo divario economico nasce da uno squilibrio di potere: gli intermediari acquistano le materie prime dagli abitanti dei villaggi a prezzi stracciati, incamerando la maggior parte dei profitti prima ancora che i prodotti raggiungano i mercati internazionali. La dott.ssa Anjanette DeCarlo, Chief Sustainability Scientist presso l’Aromatic Plant Research Center, definisce questo sistema "fortemente neocoloniale". Le comunità indigene spesso non dispongono del supporto legale o degli strumenti finanziari necessari per negoziare condizioni eque con le grandi multinazionali di profumi e biotecnologie. A complicare ulteriormente il quadro, l’ascesa della biologia sintetica minaccia ulteriormente i mezzi di sussistenza tradizionali, sostituendo gli ingredienti naturali senza offrire fonti di reddito alternative. Questo sfruttamento economico sfocia sovente nella mercificazione culturale, in cui il patrimonio indigeno viene monetizzato senza alcun consenso.
Appropriazione culturale e perdita del patrimonio
Lo sfruttamento economico è strettamente legato all’appropriazione culturale indebita. Le case di profumi utilizzano frequentemente le Conoscenze Ecologiche Tradizionali (TEK) senza un adeguato riconoscimento, consenso o compenso: una pratica spesso definita biopirateria. Sebbene circa il 40% dei farmaci commerciali odierni derivi da piante e dalla medicina tradizionale, le comunità indigene che preservano questo sapere ricevono raramente visibilità o ritorni economici. Un esempio emblematico è rappresentato dal popolo Mapuche del Sud America, detentore di una profonda conoscenza dell’albero di Quillaja saponaria. Questa pianta, fondamentale per le loro pratiche mediche, è stata commercializzata per la produzione di vaccini in assenza di accordi equi di condivisione dei benefici. Il risultato? Danni ecologici e un aumento dei costi che colpiscono in modo sproporzionato proprio i Mapuche.
Anche il controllo indigeno sulle risorse genetiche e sulle Informazioni di Sequenza Digitale (DSI) sta venendo meno, poiché le aziende biotecnologiche scavalcano sempre più spesso la loro governance e il loro consenso. Al di là dello sfruttamento economico e genetico, i marchi di fragranze utilizzano sovente le narrazioni indigene per commercializzare le proprie creazioni. Queste storie conferiscono un’aura di prestigio ed esclusività, persino quando la fragranza contiene appena lo 0,01% dell’estratto naturale. Il profumiere Christophe Laudamiel critica apertamente tale pratica:
"È come se si fingesse che un capo realizzato per il 99% in nylon sia un pregiato tessuto di lana. Le case di lusso non lo accetterebbero mai per le loro linee di moda. Perché dovrebbero accettarlo nei loro flaconi?"
Degrado ambientale e sovrasfruttamento
Le pressioni economiche e culturali subite dalle comunità indigene conducono sovente a pratiche di raccolta non sostenibili, mettendo a dura prova i loro ecosistemi. La raccolta intensiva di ingredienti rari non solo impoverisce le risorse naturali, ma altera anche i costumi culturali a essi legati. Ad esempio, la domanda globale di estratto di Quillaja saponaria ha provocato ingenti danni ecologici in Sud America, causando la carenza di questa pianta indispensabile per la medicina dei Mapuche. Analogamente, in Nuova Zelanda, l’iwi Ngāi Tahu ha visto minacciata la Taramea (giant speargrass), una pianta "taonga", ovvero un tesoro prezioso tradizionalmente utilizzato per la profumazione. Consapevole dei rischi ambientali legati a un’estrazione su larga scala, la tribù ha respinto le offerte di aziende essenziere come Givaudan, fondando invece Taramea Fragrance Limited. Ciò ha permesso loro di gestire la raccolta in armonia con i valori tribali, ponendo la tutela ambientale al primo posto.
Il sovrasfruttamento genera inoltre un circolo vizioso distruttivo. Le alternative sintetiche, che possono costare fino a mille volte meno degli estratti naturali come la vaniglia, fanno crollare i prezzi delle materie prime botaniche. Per compensare le perdite, i coltivatori indigeni intensificano spesso la raccolta, logorando ulteriormente gli ecosistemi. Tale degrado indebolisce la capacità di rigenerazione dell’ambiente, rendendo le comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici e riducendo le rese complessive. Per le regioni in cui una singola coltura, come la vaniglia, rappresenta fino all’8% del PIL nazionale e sostenta oltre 150.000 famiglie, la posta in gioco non potrebbe essere più alta.
Come le pratiche di approvvigionamento etico affrontano queste criticità
Commercio equo e accordi di condivisione dei benefici
Le iniziative di approvvigionamento etico affrontano le disparità economiche e sociali istituendo sistemi che assicurano un compenso equo e un solido sostegno alle comunità indigene. Strutture come il commercio equo e gli accordi di Accesso e Condivisione dei Benefici (ABS), radicati nel Protocollo di Nagoya, offrono sia vantaggi finanziari — come royalty, pagamenti per tappe intermedie e ripartizione degli utili — sia supporto non monetario, inclusi percorsi di formazione, sviluppo delle infrastrutture e trasferimento tecnologico. Il Consenso Libero, Preventivo e Informato (FPIC) valorizza ulteriormente i gruppi indigeni, conferendo loro pieno potere decisionale sui progetti che interessano le loro terre e il loro patrimonio di conoscenze.
Un esempio concreto è la collaborazione tra il produttore tedesco di fragranze Symrise, Natura e la GIZ nell’Amazzonia brasiliana tra il 2017 e il 2021. Questa partnership ha formato le comunità indigene sulle pratiche agricole sostenibili, fornito gli strumenti necessari e aiutato 16 cooperative a ottenere la certificazione UEBT. Il risultato? Oltre 1.200 famiglie hanno registrato un incremento del proprio reddito superiore al 40%. Inoltre, alcune aziende di biotecnologia applicata alle fragranze destinano oggi fino al 4% dei ricavi e del capitale alle comunità partner. Un’iniziativa di rilievo, il Cali Fund — approvato alla COP16 —, invita le aziende che utilizzano informazioni di sequenza digitale di origine naturale a versare l’1% degli utili o lo 0,1% delle entrate a sostegno della biodiversità e della salvaguardia indigena.
Le pratiche di commercio equo garantiscono inoltre salari dignitosi ai lavoratori, assicurando loro un tenore di vita adeguato. Elisa Aragon, CEO di Nelixia, sottolinea l’importanza cruciale della definizione dei prezzi in questo contesto:
"Se si vuole parlare di sostenibilità ed etica, il prezzo, che rimane un tabù nel settore, è il tema centrale".
Tali iniziative contribuiscono a promuovere una maggiore trasparenza e giustizia lungo l’intera catena di fornitura.
Trasparenza e tracciabilità nella catena di fornitura
La trasparenza risponde a una delle problematiche più diffuse nel settore: i marchi che vantano l’impiego di ingredienti indigeni pur utilizzandone quantità infinitesimali — spesso tra lo 0,01% e lo 0,1% — dell’effettivo estratto naturale all’interno della formula. Strumenti come audit indipendenti e protocolli di tracciabilità garantiscono che i raccoglitori ricevano un equo compenso e che le aziende ottengano il dovuto consenso tramite l’FPIC prima di accedere alle risorse o al sapere indigeno.
Organizzazioni come l’Union for Ethical Biotrade (UEBT) mettono a disposizione strumenti come database sui rischi nell’approvvigionamento responsabile, consentendo alle maison di valutare i potenziali rischi socio-ambientali legati a specifiche materie prime o regioni geografiche prima di intraprendere l’acquisto. Anche la tecnologia blockchain si sta affermando come una risorsa preziosa, offrendo una tracciabilità trasparente e verificabile del percorso compiuto dall’ingrediente, dalla sua fonte originaria fino al prodotto finito. Le ricerche evidenziano che i consumatori sono disposti a pagare fino al 72% in più per creazioni dall’autenticità culturale certificata.
Questo livello di chiarezza non solo protegge il contributo delle popolazioni indigene, ma consolida anche la fiducia di una clientela sempre più attenta a scelte etiche e consapevoli.
Preservare il sapere e le pratiche tradizionali
L’approvvigionamento etico trascende gli aspetti economici e di trasparenza: ricopre un ruolo cruciale nella salvaguardia delle conoscenze tradizionali e dell’eredità culturale. Le pratiche indigene, come il concetto māori di tikanga (il "modo corretto di agire"), fanno sì che la raccolta rispetti tanto il mauri (la forza vitale) dell’ambiente quanto il mana (il prestigio e la sacralità) della pianta stessa.
In Nuova Zelanda, il dott. John Reid e l’iwi Ngāi Tahu hanno riscoperto e rilanciato la produzione del profumo a base di Taramea (giant speargrass) alla fine degli anni 2000. Nel 2019 hanno inaugurato il marchio "Mea" per commercializzare direttamente l’olio essenziale, scavalcando i grandi gruppi industriali che in precedenza offrivano compensi irrisori per la materia prima grezza. Le indagini di mercato attestano che il 74% dei consumatori a New York attribuisce un valore fondamentale all’autenticità culturale di tali prodotti, mentre il 90% dei Māori Ngāi Tahu ritiene che mantenere l’integrità culturale lungo l’intera catena del valore preservi lo status di taonga (tesoro).
Poiché i territori indigeni custodiscono l’80% della biodiversità incontaminata del pianeta, valorizzare e proteggere queste antiche competenze non solo tutela il patrimonio ancestrale, ma incoraggia anche le nuove generazioni a perpetuare tali usanze. Come illustra la designer e consulente nigeriana Nkwo Onwuka:
"Le comunità locali vedranno crescere il valore delle loro abilità artigianali, e questo spingerà la generazione successiva a considerarle uno strumento per creare benessere economico e custodire tradizioni e cultura".
Casi studio di partnership etiche di successo
Esempi concreti dimostrano come le partnership etiche possano affrontare con efficacia le problematiche sociali nelle comunità indigene, in particolare nell’approvvigionamento di ingredienti per l’alta profumeria.
La raccolta del legno di sandalo in Australia
Dutjahn Sandalwood Oils (DSO) incarna un cambiamento radicale nel coinvolgimento indigeno all’interno dell’universo olfattivo. Partecipata al 50% dalle nazioni Martu e Wongi, DSO garantisce che i Custodi Tradizionali rivestano un ruolo guida nella creazione di filiere produttive sostenibili. Il sandalo, noto come Dutjahn, riveste un profondo valore culturale e spirituale per queste popolazioni.
Le ricadute economiche sono ragguardevoli. Il legno di sandalo dell’Australia Occidentale rappresenta il 40% del mercato globale, con un singolo litro d’olio essenziale quotato svariate migliaia di euro. Attraverso la ripartizione degli utili, i diritti di concessione e la vendita diretta, la K Farmer Dutjahn Foundation (KFDF) finanzia progetti a beneficio della comunità. La KFDF ha sostenuto sette iniziative a favore di 396 membri del popolo Martu, comprendenti programmi di formazione per giovani ranger ed educazione culturale. Clinton Farmer, Presidente della KFDF, sottolinea il significato profondo di questa collaborazione:
"Quando un marchio acquista un ingrediente, stabilisce un legame con quella pianta, con quella terra e con la sua gente. Non si tratta di una semplice transazione economica, ma di una partnership in cui i brand possono offrire alle comunità i mezzi per realizzare un cambiamento positivo e duraturo."
Le collaborazioni di DSO con prestigiose firme della bellezza come Estée Lauder, Givaudan e Pura ne amplificano ulteriormente la portata. Nel febbraio 2025, Pura ha presentato una collezione di fragranze incentrata sul legno di sandalo, al prezzo di 14,99 € per profumazione, devolvendo una parte delle vendite direttamente alla KFDF. Il packaging sfoggia opere d’arte realizzate dai membri della comunità Martu durante i laboratori promossi dalla fondazione. Givaudan, partner dal 2017, ha finanziato progetti come il Western Desert Youth Ranger Program e introdotto tecnologie di realtà virtuale per gli allievi della Wiluna Community School.
La sostenibilità guida ogni scelta operativa di DSO. I raccoglitori piantano numerosi semi per ciascun albero prelevato, preservando l’ecosistema e rispettando gli alberi secolari, le antiche "Mother Trees", che contano oltre 500 anni. Durante la pandemia di COVID-19, DSO ha collaborato con Givaudan e Aesop per distribuire 250.000 bustine protettive e 10.000 flaconi di igienizzante per le mani alle comunità indigene più remote, sfruttando le virtù benefiche dell’olio di sandalo.
Modelli cooperativi analoghi in altre aree geografiche stanno ridefinendo tanto l’emancipazione comunitaria quanto l’integrità delle formulazioni.
Cooperative femminili per il burro di karité in Ghana
In Ghana, le cooperative di burro di karité guidate da donne mostrano come i circuiti del commercio equo possano sostenere le comunità locali alimentando al contempo la filiera cosmetica e profumiera. Queste realtà assicurano compensi equi, ambienti di lavoro sicuri e concrete opportunità di formazione e leadership. Oltre a garantire stabilità economica, rafforzano il tessuto sociale e tramandano metodi di lavorazione tradizionali.
Mentre queste cooperative si concentrano sull’emancipazione economica, le popolazioni native del Nord America stanno riscoprendo e valorizzando le proprie usanze aromatiche con rinnovata consapevolezza.
Il recupero delle tradizioni aromatiche dei nativi americani
Le comunità di nativi americani stanno riacquisendo la sovranità sul proprio retaggio aromatico, allontanandosi da dinamiche speculative basate su sole percentuali provvigionali per abbracciare modelli autogestiti. Tale approccio consente loro di mantenere il pieno controllo sul "mana" (prestigio) e sul "mauri" (forza vitale) del loro patrimonio naturale, per dirla secondo la visione māori.
Questa evoluzione integra inoltre "attributi di credenza culturale" — valori immateriali quali autenticità ed emancipazione — nella narrazione delle creazioni, permettendo a queste essenze di posizionarsi con un elevato valore di mercato. Sovrintendendo a ogni fase, dal raccolto alla composizione della fragranza, i maestri profumieri nativi americani preservano i loro rituali, garantiscono una gestione ecologica delle risorse e fanno conoscere a un pubblico più vasto un patrimonio olfattivo unico, proteggendo la propria identità culturale.
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Trova il tuo profumoI vantaggi dell’approvvigionamento etico per le comunità e le maison
Conventional vs Ethical Sourcing in Fragrance Industry: Impact Comparison
L’approvvigionamento etico genera benefici tangibili sia per le comunità locali sia per i marchi che lo adottano. Tra il 2017 e il 2021, la maison essenziera tedesca Symrise ha collaborato con l’azienda brasiliana Natura e la GIZ per introdurre tecniche di coltivazione sostenibile tra le popolazioni indigene dell’Amazzonia. L’iniziativa ha supportato 16 cooperative, incrementato le loro entrate di oltre il 40% e migliorato la qualità di vita di oltre 1.200 famiglie. Per Symrise, questa sinergia ha assicurato la fornitura di materie prime d’eccezione e inaugurato nuovi orizzonti di ricerca scientifica. Tali progetti a forte vocazione sociale si sono tradotti in un netto vantaggio competitivo per l’azienda.
Le preferenze d’acquisto confermano la validità commerciale delle pratiche etiche. Un’indagine condotta a New York ha svelato che molti consumatori sono disposti a riconoscere un sovrapprezzo del 72% per fragranze che esaltano elementi culturali autentici e valorizzano le comunità native. Questo "green premium" consente alle maison di distinguersi in un mercato saturo, soprattutto in considerazione del fatto che l’87% dei consumatori ricerca attivamente prodotti che offrano garanzie di sostenibilità sociale o ambientale. Inoltre, una remunerazione più equa per i raccoglitori trova una solida giustificazione tanto sul piano etico quanto su quello economico. Elisa Aragon, CEO di Nelixia, ha posto l’accento sul fatto che "remunerare meglio i coltivatori cambierebbe milioni di vite, senza incidere in modo davvero rilevante sul costo di produzione delle materie prime". Poiché il concentrato odoroso rappresenta solitamente solo l’1%–5% del prezzo di vendita al dettaglio di un flacone, i brand possono migliorare notevolmente il benessere delle comunità con un impatto irrisorio sui propri margini di profitto.
Confronto tra approvvigionamento convenzionale ed etico
| Approccio | Impatto economico sulle comunità | Conservazione culturale | Impatto ambientale |
|---|---|---|---|
| Approvvigionamento convenzionale | Compensi minimi (anche solo 15 $ al mese per alcuni raccoglitori); provvigioni marginali con utili concentrati nelle multinazionali | Rischio di appropriazione culturale; sfruttamento delle conoscenze tradizionali senza indennizzo | Raccolta intensiva; danni all’ecosistema delle specie endemiche; massiccio impiego di pesticidi |
| Approvvigionamento etico | Salari equi che garantiscono standard di vita dignitosi; accordi di ripartizione dei benefici; aumenti di fatturato superiori al 40% per le cooperative | Tutela delle Conoscenze Ecologiche Tradizionali; comproprietà della proprietà intellettuale; iniziative guidate dalle comunità | Agricoltura rigenerativa; conservazione della biodiversità; metodi di raccolta a basso impatto e sostenibili |
Il contrasto tra queste due visioni dimostra come l’approvvigionamento etico rappresenti una strategia commerciale lungimirante. Oltre ai ritorni finanziari, assicura la stabilità della filiera e mitiga i profili di rischio. Oltre 140 aziende hanno già sottoscritto la IFRA-IOFI Sustainability Charter, un impegno formale verso la trasparenza per evitare i danni d’immagine legati a controversie sullo sfruttamento della manodopera. Sylvain Antoniotti, Direttore di Laboratorio presso l’Université Côte d’Azur, riassume con precisione il valore di questo modello:
"Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile non sono semplici vincoli morali o teorici; rappresentano leve strategiche per sviluppare modelli di business ottimizzati, sostenibili e capaci di generare profitti duraturi nel tempo".
Il bivio etico dell’industria delle fragranze
La profumeria si trova a una svolta cruciale. Per generazioni, le persone che coltivano e raccolgono ingredienti rari e preziosi sono rimaste ai margini della catena del valore. Questi lavoratori, custodi di una sapienza e di una tradizione inestimabili, percepiscono compensi irrisori a fronte di un mercato globale da svariati miliardi di euro. L’approvvigionamento etico traccia una nuova rotta: una via capace di migliorare la vita delle persone senza alterare sensibilmente i costi industriali. Come ha sintetizzato con chiarezza Elisa Aragon, CEO di Nelixia:
"Remunerare meglio i coltivatori cambierebbe milioni di vite, senza incidere in modo davvero rilevante sul costo di produzione delle materie prime".
I risultati sul campo ne confermano l’efficacia. Tra il 2017 e il 2021, la collaborazione tra Symrise e le cooperative dell’Amazzonia brasiliana ha generato una crescita delle entrate superiore al 40% per i nuclei familiari coinvolti. Rispettando il patrimonio delle Conoscenze Ecologiche Tradizionali e istituendo patti trasparenti di ripartizione degli utili, le case di profumo non solo si assicurano l’accesso continuo a ingredienti di qualità superiore, ma concorrono alla salvaguardia di culture millenarie. Queste sinergie emancipano le popolazioni locali, consolidando al contempo la reputazione dei marchi e l’affetto della clientela.
La sensibilità dei consumatori è un motore insostituibile di tale evoluzione. È possibile orientarsi verso creazioni certificate da enti autorevoli come la Union for Ethical BioTrade o sincerarsi che le maison applichino rigorosi protocolli di condivisione dei benefici. Esigendo trasparenza sull’origine dei componenti ed equità nei compensi ai raccoglitori, chi acquista stimola una trasformazione virtuosa del settore. Sostenere marchi che stringono legami stabili e duraturi con le comunità native contribuisce a forgiare un panorama più equo e sostenibile.
L’approvvigionamento responsabile non è soltanto una scelta deontologica: è una visione d’impresa vincente. I dati testimoniano che molti estimatori sono pronti a corrispondere fino al 72% in più per fragranze che tutelano in modo tangibile le radici indigene. Il professor Sylvain Antoniotti evidenzia questo connubio tra etica e redditività:
"Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile non sono semplici vincoli morali o teorici; rappresentano leve strategiche per sviluppare modelli di business ottimizzati, sostenibili e capaci di generare profitti duraturi nel tempo".
Ogni acquisto racchiude la capacità di ridefinire il futuro dell’arte olfattiva. Prediligendo marchi che pongono al centro correttezza sociale, rispetto culturale e salvaguardia ecologica, gli amanti delle fragranze rendono omaggio all’eredità indigena, preservando al contempo il nostro pianeta e l’eccellenza delle creazioni più esclusive.
Domande frequenti
Come posso capire se l’ingrediente di una fragranza proviene da fonti etiche legate a comunità indigene?
Per valutare l’eticità dell’approvvigionamento, è essenziale verificare la presenza di partnership trasparenti e di accordi equi per la ripartizione dei benefici. Il rispetto di quadri normativi internazionali, come il Protocollo di Nagoya, costituisce una garanzia primaria di condotta responsabile. Un approvvigionamento virtuoso si fonda generalmente su tracciabilità documentata, certificazioni terze e una collaborazione attiva con le comunità native, affinché i loro diritti, le tradizioni e il loro sapere vengano pienamente onorati.
Tra i segnali distintivi da considerare rientrano il coinvolgimento diretto delle popolazioni nei processi decisionali, l’esistenza di accordi scritti sui vantaggi reciproci e la scrupolosa osservanza delle normative a tutela dei diritti indigeni e della biodiversità. Questi criteri attestano la sostenibilità e la correttezza della filiera.
Cosa significa Consenso Libero, Preventivo e Informato (FPIC) nella filiera della profumeria?
Il Consenso Libero, Preventivo e Informato (FPIC) è un diritto collettivo che riconosce alle comunità indigene la facoltà di autorizzare o respingere progetti capaci di incidere sui loro territori, sulle risorse naturali o sul patrimonio immateriale. Questo percorso garantisce che ogni deliberazione sia assunta in modo autonomo, esente da condizionamenti esterni e fondata su informazioni dettagliate, trasparenti e complete.
Le molecole sintetiche rappresentano un beneficio o un danno per i coltivatori indigeni e gli ecosistemi?
Le note di sintesi consentono di alleggerire la pressione sui raccolti botanici provenienti da territori indigeni, contribuendo a preservare habitat delicati e specie vegetali a rischio di estinzione. D’altro canto, la diffusione indiscriminata del sintetico può penalizzare l’economia locale, marginalizzando le consuetudini agricole e vanificando generazioni di cultura legate all’estrazione naturale. In questo contesto, l’approvvigionamento etico svolge un compito insostituibile: tutela le prerogative delle popolazioni native, promuove lo sviluppo locale e difende l’ambiente. Ricercare un equilibrio ponderato integrando molecole sintetiche di pregio consente di proteggere gli ecosistemi senza compromettere la sussistenza economica e le radici storiche delle comunità d’origine.
